La divina Brick-commedia – Inferno

 ” Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
    Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ’l primo amore.
    Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”
 
 
L’Inferno è la prima delle tre cantiche della Divina Commedia di Dante Alighieri, corrispondente al primo dei Tre Regni dell’Oltretomba e il primo visitato da Dante nel suo pellegrinaggio ultraterreno, viaggio destinato a portarlo alla Salvezza. Il mondo dei dannati, suddiviso secondo una precisa logica morale derivante dall’Etica Nicomachea di Aristotele e frutto della somma e della sintesi del sapere a lui contemporaneo. L’inferno dantesco è il luogo della miseria morale in cui versa l’umanità decaduta, privata ormai della Grazia divina capace di illuminare le azioni degli uomini.
Quando, all’inizio dei tempi, Lucifero, originariamente uno dei migliori angeli, si ribellò a Dio, quest’ultimo lo fece precipitare sulla Terra dal Paradiso, luogo situato oltre il sistema di rotazione geocentrico. Nel punto in cui cadde, il terreno presente si ritrasse per il terrore del contatto con questo essere demoniaco, creando così l’enorme cavità ad imbuto che forma l’Inferno. La porzione di terra che si era ritratta riemerse nell’emisfero coperto dalle acque, esattamente dalla parte opposta del globo terrestre, e formò la montagna del Purgatorio che si erge in mezzo all’immenso mare dell’emisfero opposto. Lucifero è quindi conficcato al centro della Terra, nel punto più lontano da Dio, immerso fino al busto nel lago sotterraneo di Cocito, il quale è perennemente congelato a causa del vento gelido prodotto dal continuo movimento delle sue sei ali.
 

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